Gli “Arditi del Popolo”, i primi oppositori armati del Fascismo

//Gli “Arditi del Popolo”, i primi oppositori armati del Fascismo

arditiFondati nel giugno 1921 da Argo Secondari, tenente dei reparti d’assalto di tendenza anarchica, col preciso intento di difendere le istituzioni proletarie e popolari colpite dallo squadrismo fascista, gli Arditi del popolo divengono, nel giro di poche settimane, un’organizzazione ramificata a livello nazionale. Vi aderiscono migliaia di giovani e di lavoratori di varia tendenza politica (comunisti, anarchici, socialisti, repubblicani, sindacalisti rivoluzionari, ma anche cattolici e dannunziani) che vedono nel movimento un efficace strumento di opposizione alla violenza delle camice nere. Le vittoriose difese di Viterbo e Sarzana dagli attacchi fascisti, organizzate dagli Arditi del popolo dei due centri, disorientano e cominciano a incrinare quella che sembrava una compagine imbattibile: i due fascismi, quello urbano (più politico e disponibile alle trattative) e quello agrario (ferocemente antiproletario e irriducibile ad ogni compromesso), sono ad un passo dalla scissione. Ma, violentemente osteggiata dal governo presieduto da Bonomi, la prima organizzazione antifascista non riceve – eccezion fatta per i terzinternazionalisti del PSI e l’area libertaria – il sostegno dei gruppi dirigenti delle forze del movimento operaio. Ormai ovunque semidistrutti, solo in pochissime realtà (tra le quali Parma, con le sue memorabili cinque giornate) gli arditi del popolo riusciranno a opporsi efficacemente all’offensiva finale fascista. Francescangeli, componendo una gran mole di materiale archivistico e di fonti inedite, ripercorre la storia dell’associazione antifascista da ben prima della sua costituzione fino alla clandestinità e alla scomparsa dopo la marcia su Roma, delineandone la fisionomia e la diffusione territoriale.arditi150 Partendo da D’Annunzio per giungere a Secondari, l’autore mette in discussione il teorema, consolidato dalla storiografia tradizionale, che identifica il ribellismo post-bellico dei ceti medi con l’illegalismo reazionario antipopolare. Viene così messo in risalto il ruolo giocato dal combattentismo democratico o sovversivo nella lotta antifascista e la sua capacità di amalgamarsi con le organizzazioni del movimento operaio. Lo studio della simbologia dell’organizzazione (che ha tra le sue effigi il teschio con le tibie incrociate, ora ripreso dagli squatter metropolitani) e i cenni biografici sui principali dirigenti degli Arditi del popolo completano un’opera che – con il suo cospicuo apparato documentale – fornisce un quadro esauriente e originale della prima forma di resistenza armata al fascismo.

By | 2017-09-25T00:26:18+00:00 17 giugno 2003|Resistenza e Antifascismo Oggi|